Sosteniamo la libertà d’espressione del popolo filippino.

Sosteniamo la libertà d’espressione del popolo filippino.

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L’Articolo 10 della “Convenzione europea dei diritti dell'uomo”, così come l’articolo 19 della “Dichiarazione Universale dei Diritti Umani delle Nazioni Unite” dichiarano che "ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione, e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e frontiera".

Purtroppo questa libertà non vale per chi vive nelle Filippine.

Non è la prima volta che parliamo del nostro produttore PFTC (Panay Fair Trade Center), un’organizzazione che sosteniamo sia economicamente, vendendo il loro zucchero biologico Mascobado, che “politicamente”, sostenendo le loro battaglie per il rispetto dei diritti umani.

Dopo il caloroso messaggio di vicinanza e sostegno da parte loro nella lotta comune contro il Covid19, lo scorso 30 aprile c’è giunta l’ennesima terribile notizia: all’alba Jory Porquia, l'architetto che ha progettato i mulini da cui nasce lo zucchero Mascobado, è stato ucciso.

Quello di Jory è l’ennesimo assassinio perpetrato per colpire l’attività del Panay Fair Trade Center, una rete, nata nel 1991, forte di 5 cooperative, delle cui attività beneficiano oltre 10.000 famiglie sulle Isole Panay, nelle Filippine, e la cui “colpa” è quella di aver tolto molti piccoli contadini dalla dipendenza dei latifondisti. Oggi vi lavorano diverse centinaia di persone ed è diventato il primo esportatore di zucchero Mascobado dell’Isola di Panay. Uno zucchero biologico realizzato artigianalmente per mantenerne intatte le proprietà nutritive, come avviene da oltre cinquant’anni.
PFTC non solo ha migliorato le condizioni di vita di più di migliaia di famiglie sull’isola, ma ha portato avanti processi di "empowerment", di presa di coscienza, ha dato visibilità a tematiche politico-sociali, in un’ottica di sviluppo democratico e sostenibile.

A seguito dell’assassinio di Jory, nella stessa giornata in cui i lavoratori di tutto il mondo celebravano la Giornata Internazionale del Lavoro e mentre le Filippine e il mondo intero sono sotto la morsa della pandemia del Covid19, diversi attivisti dei diritti umani si sono riuniti presso la Cattedrale di Jaro per chiedere giustizia per Jory Porquia.

I manifestanti stavano esercitando pacificamente i loro Diritti Costituzionali nel rispetto della normativa di contrasto alla pandemia di Covid19, quando sono stati arrestati dalla polizia nazionale filippina (PNP) di Iloilo City e rilasciati su cauzione il 2 maggio 2020.

Si tratta di 42 persone tra pacificisti e attivisti per i Diritti Umani e dell'Ambiente:

Elmer Forro, Mary Adrivene B. Dalida, Julrod Prino, Meriam Agbas, Mars Geraneo, Vivian Asong Apolinar, Alma Sumague, Rea D. Ogoy, Ana Marie G. Primalion, Ruth O. Alinsangao, Jocelyn S. Gabion, Pergerie P. Panila, Sheba Q. Babac, Dave I. Cordero, Sharon Rose Nabua, Tessie C. Garachico, Inecitas A. Ruedas, Ruben P. Obrero, Ronalyn G. Pronelos, Bonifacio M. Casipong, Edgardo A. Salarda, Saturnino Pitos, Jose Ely Garachico, Valiant Pabelona, Arjie Ertaleza, Krisma Nina Porquia, Crimson Labinghisa, Gabyel Rei T. Guillen, Randy Vergara, Marites Pinolan, Jean Tondo, Paz Garachico, Kervin Bonganciso, Bryan Bosque, MC Mace Sulayao, Marco Sulayao, Nelson Licoto, Ma. Preva Lhuz Cerdanio, John Marlon Jacar, Arnel Catedrilla, Lucia Fernandez, Francisco, Angelo Karlo Guillen.

Purtroppo nelle Filippine i difensori dei diritti umani, dell'ambiente e i giornalisti vengono costantemente minacciati e rischiano la vita mentre svolgono il loro lavoro, come riportato da numerosi media e da Amnesty International. In questa pesante situazione politico-sociale che perdura da anni, purtroppo anche PFTC ha dovuto pagare un prezzo altissimo sin dal 2007, quando sono iniziate le prime “scomparse” e uccisioni. La pandemia ha peggiorato la già difficile situazione: PFTC e i suoi lavoratori sono impegnati nella distribuzione di beni alle fasce più povere della popolazione e per questo sono stati accusati dalla polizia di diffondere il COVID-19.

Il mondo del Commercio Equo e Solidale è vicina a tutti loro e si sta impegnando con una petizione per ritirare i capi d’imputazione rivolti ai 42 attivisti dei diritti umani.

SOSTIENI LA LIBERTA' D'ESPRESSIONE DEL POPOLO FILIPPINO

FIRMA CON NOI LA PETIZIONE PER CHIEDERE IL RITIRO DEI CAPI D’IMPUTAZIONE DEI 42 ATTIVISTI

SCARICA L'APPELLO E INVIALO TU STESSO AGLI INDIRIZZI MAIL INDICATI NEL DOCUMENTO