Lavorazione del cacao: come nasce il cioccolato

Lavorazione del cacao: come nasce il cioccolato

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La lavorazione del cacao ha origini lontanissime. La parola Xocolatl compare nel 1500 a.C. ad opera degli Olmechi, popolazione precolombiana del Messico, che così battezzò la bevanda estratta dalla pianta kakawa. Dei primi semi di cacao si comincia ad avere le prime notizie negli scritti Maya e ci vollero circa 3000 anni prima che il cacao “approdasse” nella cultura Occidentale.

In Italia il "cibo degli dei" approdò solo nel 1606. Le virtù del cacao, accompagnate al suo sapore particolare, portarono alla sua veloce diffusione in tutta Europa, ma solo alla fine dell'Ottocento, con l’invenzione del "concaggio" che si diede il via alla produzione di cioccolato così come lo conosciamo (e mangiamo!) oggi.

Qui ti racconteremo ogni fase della lavorazione del cacao, dalla coltivazione delle fave di cacao fino ad arrivare alle tavolette di cioccolato che tanto amiamo. Pronto? Tavoletta in mano… VIA!

Lavorazione del cacao: la fase agricola

IL SEME DI CACAO

La lavorazione del cacao comincia nel campo.

Gli alberi di cacao temono l’insolazione diretta, per questo vanno fatti crescere all’ombra di alberi più alti come palme e banani.

È in questo habitat protetto che nascono i frutti dell’albero del cacao: le cabosse, simili al melone, dalla forma allungata e dal guscio rugoso e molto resistente. Il loro colore va dal giallo al rosso e dall’impollinazione dei fiori, impiegano circa 5-6 mesi per maturare. La raccolta delle cabosse avviene solitamente due volte l’anno ma i frutti non maturano tutti nello stesso momento. Sta all’abilità dell’agricoltore riconoscere i frutti pronti per la raccolta.

LA RACCOLTA DEL FRUTTO DEL CACAO

I frutti dell’albero del cacao vengono staccati dai rami con un machete e solitamente vengono aperti già nella piantagione. Anche qui l’agricoltore deve usare tutta la sua bravura, poiché un solo taglio sbagliato può compromettere l’intero frutto.

Una volta aperte le cabosse, vengono estratti i preziosi semi di cacao: le fave di cacao. Ogni frutto può contenerne dai 25 ai 75. I gusci e la polpa in cui sono sommersi, zuccherina e agrodolce, vengono poi utilizzati come fertilizzanti naturali e lasciati nel campo o utilizzati come alimenti per il bestiame.

L’INIZIO DELLA LAVORAZIONE DEL CACAO: LA FERMENTAZIONE

Nella lavorazione delle fave di cacao, è la fermentazione la fase che consente lo sviluppo dei “precursori” degli aromi tipici del cacao. I semi di cacao, mescolati alla polpa, vengono accumulati e, coperti con foglie di banano, vengono lasciati fermentare per 5 giorni. Questa fase favorisce il drenaggio del succo, fase fondamentale nella parte iniziale della lavorazione del cacao.

L’ESSICAZIONE

A bloccare la fermentazione arriva l’essiccazione: un processo semplice, usato da secoli, ma che ha bisogno di molta attenzione per ottenere un cacao senza difetti. L’essiccazione riduce l’umidità delle fave dal 60% al 7,5%. Questo passaggio consente di conservarle e difenderle dall’attacco di muffe e altri microrganismi e consente l’evaporazione dell’acido presente sulle fave dopo la fermentazione.

I semi di cacao vengono essiccati al sole e la durata dell’essicazione può variare dalle 2 alle 3 settimane. Per tutto il periodo le fave devono essere rimescolate per assicurare un’essiccazione uniforme.

L’IMMAGAZZINAMENTO E IL TRASPORTO

Le fave di cacao essiccate vengono confezionate in sacchi ed immagazzinate fino al momento della spedizione. Per ridurre i rischi di danneggiamento o perdita del cacao, si devono tenere in questa fase diverse precauzioni a livello di isolamento, areazione e stoccaggio.

Rischi simili si corrono durante il trasporto., per questo vengono utilizzati container ventilati e i sacchi vengono caricati in delle scatole che permettono il flusso di aria.

Lavorazione del cacao: la fase industriale

Dal campo all’azienda: le fave di cacao una volta arrivate a destinazione subiscono diverse lavorazioni. La lavorazione del cacao comincia con la pulizia dei suoi semi. Si eliminano pietre, bucce di cocco, altri corpi estranei presenti.

DALLA TOSTATURA ALLA MACINATURA DELLE FAVE DI CACAO

Si passa poi alla tostatura, procedura con cui si portano le fave a temperature comprese tra 120 e 180°C. La tostatura arricchisce, sviluppa ed esalta gli aromi del cacao. C’è un rischio: se si eccede, si perdono tutti gli aromi secondari, le note più nobili e delicate che arricchiscono le fave. Per questo, solitamente, i cacao più aromatici e pregiati vengono tostati dai 15 ai 30 minuti al massimo.

Una volta separata la granella dai gusci con la decorticazione si passa alla macinatura: la granella di fave tostate viene ridotta tramite delle macine in una pasta grossolana nota appunto come Pasta di cacao o Massa di cacao. Questa è sostanzialmente la materia prima da cui, attraverso la spremitura, si ottiene cacao in polvere, burro di cacao o, aggiungendo altri ingredienti, cioccolato. Per questa trasformazione la Pasta di cacao viene fatta passare attraverso presse idrauliche che consentono di ottenere i tre ingredienti nobili: pasta di cacao, burro di cacao, polvere di cacao.

Da questo momento in poi si possono produrre tutti i tipi di cioccolato.

DALLA MISCELAZIONE AL CONFEZIONAMENTO

Per passare dalla pasta di cacao alla tavoletta di cioccolato occorre svolgere ulteriori delicate operazioni. Si parte dalla miscelazione: si mescola la pasta di cacao con gli altri ingredienti, in base al cioccolato che si vuole ottenere: zucchero, latte, pasta di nocciola, vaniglia, lecitina di soia, aromi.

La miscela ottenuta passa poi per la raffinazione: grossi rulli ruotano vicinissimi tra loro per ridurre i granuli in minuscole particelle.

Poi, con il concaggio (procedura che avviene in una grossa conca) gli ingredienti vengono riscaldati a 80°C e miscelati con una pala per rendere morbido e omogeneo il prodotto eliminando retrogusti acidi, umidità residua e armonizzando ogni singolo aroma. Da questa fase dipendono la rotondità e la vellutatezza del cioccolato quando si scioglie in bocca.

Dopo il concaggio si passa ad un’altra operazione, il temperaggio. Una macchina, la temperatrice, alza la temperatura del cioccolato liquido e poi la abbassa fino a circa 28°C per poi riportarla fino a 32 °C. Questo alternarsi di temperatura ha lo scopo di far cristallizzare il burro di cacao in una forma molto compatta. Se il burro di cacao viene fatto cristallizzare in modo corretto avremo una tavoletta finale con un aspetto lucido, liscio ed omogeneo e che resisterà meglio agli sbalzi termici.

Ultimata l’operazione di temperaggio il prodotto è pronto per essere versato negli stampi che, con il modellaggio, daranno origine alle tavolette di cioccolato.

L’ultima fase della lavorazione del cacao, ormai diventato delizioso cioccolato è il confezionamento.

Hai finito la tavoletta che stavi mangiando e ne vorresti subito un'altra, vero?

Tradizioni ancestrali e purezza assoluta

Tradizioni ancestrali e purezza assoluta

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Il karité e le sue proprietà era già conosciuto ai tempi delle colonie, tanto che le tasse del Benin venivano pagate ai colonizzatori in noci di karité.
Oggi 16 milioni di donne in 17 paesi africani lavorano raccogliendo il karité, ma questo viene trasformato solamente da quattro gruppi industriali che impongono le proprie regole e i prezzi d’acquisto. L’estrazione avviene con solventi chimici e il burro ottenuto viene successivamente decolorato e “neutralizzato”. In questo modo le proprietà emollienti e protettive si riducono del 70% e rimane assai poco dell’Albero della salute. Così viene infatti chiamato tradizionalmente l’albero del karitè in molte lingue africane.

Nel poverissimo Benin però esiste un’impresa più unica che rara che controlla tutta la filiera produttiva, dalla raccolta dei frutti, fino alla lavorazione del prodotto finito per offrire al consumatore un burro di karité lavorato artigianalmente, purificato in modo naturale e non raffinato. E’ Karethic, una cooperativa che offre alle donne delle zone rurali un lavoro retribuito in modo equo e occasioni di formazione e crescita professionale. Molte di loro sono analfabete, ma abituate alla trasmissione orale del sapere. Karethic ha saputo unire la tradizione ancestrale africana, arricchendola con le conoscenze della moderna agricoltura biologica. Molta importanza viene data all’alta qualità del karité perché l’industria cosmetica e farmaceutica richiedono un prodotto di prima qualità (quello di seconda viene utilizzato dall’industria del cioccolato e quello di terza per saponi e detergenti). Il rigoroso sistema di controllo della qualità garantisce una materia prima che deve mantenere “l’energia vitale” dell’albero della salute. Un prodotto di qualità viene pagato meglio e questo è molto importante per creare un tessuto economico nella zona settentrionale del Benin, afflitta dalla povertà.

La responsabile di ogni cooperativa segue una formazione specifica sulla qualità, ma anche le raccoglitrici e le lavoratrici coinvolte nella trasformazione del karité sono state istruite sui principi della Carta di Qualità di Karethic e sul processo di tracciabilità della produzione.

La delicata fase della raccolta avviene in gruppi di minimo 4 donne, che devono raccogliere solo i frutti caduti spontaneamente dall’albero (è proibito tagliarli!) perché questi avranno una percentuale più alta di materia grassa vegetale, la completa maturazione del frutto infatti garantisce più burro pregiato.
Le noci devono poi essere bollite per un’ora, quindi essiccate per due volte a tempi stabiliti, prima di essere portate a Matéri, dove avvengono le fasi di lavorazione successive per ottenere il burro di karité secondo un processo artigianale che garantisce la conservazione di tutte le sue preziose proprietà.

Il burro di Karitè infatti è un prodotto dalle caratteristiche uniche, un naturale alleato per tutte le pelli, in particolare per quelle più sensibili grazie anche al ricco contenuto di vitamine A ed E. E’ un ottimo emolliente, dal grande potere nutritivo, lenitivo, idratante ed epitelizzante, adatto quindi a coccolare la pelle e a proteggerla contro i primi freddi.

E' l'ingrediente principale di tantissimi prodotti della linea Natyr Altromercato, pensati appositamente per prendersi cura della tua pelle.
Vieni in Bottega e scoprire quello più adatto a te.

L’olio delle donne

L’olio delle donne

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Nel giorno in cui in tutto il mondo si celebra la giornata della donna, noi vogliamo festeggiarla raccontando la storia di donne coraggiose che grazie al loro lavoro hanno ribaltato la visione e il ruolo della donna all’interno della loro famiglia e della società.

Per raccontare questa storia andiamo in Marocco, più precisamente nell’Arganeraie, una foresta di venti milioni di alberi di argan, con un’estensione di circa 800 mila ettari tra Safi e Goulimin nel sud ovest del Marocco, dichiarata “Riserva della biosfera” dall’Unesco. Importantissima dal punto di vista biologico, perchè le radici dell’argan proteggono il suolo dall’erosione e rallentano la desertificazione, l’arganeto è fondamentale anche per la sopravvivenza delle donne berbere, che ne conoscono tutti i segreti erboristici e utilizzano ogni parte della pianta. Le attività economiche connesse all’argan danno infatti lavoro a oltre 3 milioni di persone, arginando l’esodo rurale e valorizzando antiche tradizioni.

Qui lavora Targanine è un'organizzazione di 6 cooperative che riuniscono oltre 400 donne della zona intorno ad Agadir per la lavorazione dell’olio di argan in Marocco. Per loro l’argan significa emancipazione, dignità, indipendenza.

Come racconta Khadija Boumad all’inizio c’è voluto parecchio tempo per convincere le donne a uscire di casa e andare a lavorare in cooperativa con altre donne. Erano solo in 15 ma la loro vita è cambiata quando hanno capito l’importanza di avere un reddito proprio. Potevano mandare a scuola i figli, non dipendevano più dai mariti e potevano andare al suk, al mercato, e comprare un pezzo di stoffa, cibo, e perché no, un montone, una capra, un pollo. L’ambiente sociale è tradizionalista e fino a pochi anni fa era impensabile che una donna potesse andare da sola a fare la spesa. La loro autostima è aumentata e l’attività commerciale delle donne ha generato la creazione di nuovo lavoro nel villaggio, garantendo a tutti una vita migliore e mutando radicalmente l’atteggiamento della società e in particolare degli uomini nei confronti di queste donne lavoratrici.

Targanine è un Gie, un Gruppo unito da un Interesse Economico nato nel 1996 che ha come obiettivi fornire aiuto tecnico per promuovere e commercializzare i prodotti garantendo uno sbocco sul mercato ed offrire in tal modo alle donne che fanno parte delle cooperative una fonte di reddito. Gie Targanine investe in infrastrutture e macchinari per agevolare il lavoro delle donne offrendo loro anche corsi di formazione per la coltivazione dell’Argan e per la lavorazione dell’olio. Il gruppo gestisce anche un programma per combattere l'analfabetismo femminile nelle zone rurali, corsi di salute di base e di micro imprenditoria, promuove campagne di sensibilizzazione per la salvaguardia delle foreste di argan e seminari sulle problematiche ambientali.

Delle sei cooperative associate a Targanine, tre sono specializzate nell’estrazione dell’olio mentre le altre si occupano della lavorazione dei frutti dai quali vengono ricavate le mandorle utilizzate per la produzione dell’olio.

Nelle Botteghe del Mondo si può trovare l’olio di argan cosmetico di Targanine, certificato biologico ECOCERT e realizzato secondo i principi del commercio equo e solidale; un prodotto che rappresenta allo stesso tempo un recupero delle conoscenze tradizionali e un percorso di emancipazione.

Un prodotto di bellezza attraverso il quale sostenere la lotta per i diritti delle donne e promuovere la cultura della parità di genere, contribuire a un mondo dove i diritti umani siano una realtà per tutti e la vita delle donne sia libera da violenze e discriminazioni.

 

Una storia di donne, intrecci e libertà

Una storia di donne, intrecci e libertà

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Il cesto con i prodotti del Commercio Equo e Solidale è ormai diventato un “classico” tra i regali di Natale, un dono pieno di golosità che sostiene progetti di sviluppo nel sud del Mondo.
Un progetto in particolare è strettamente legato, anzi, intrecciato a questi cesti: BaSE

BaSE, abbreviazione di Bangladesh Shilpo Ekota, ossia Unione Artigiana Bangladesh, è un consorzio costituitosi formalmente nel 1992 per coordinare il lavoro di piccoli gruppi di artigiani situati principalmente nella aree rurali di questo paese e che negli anni è cresciuto fino ad ottenere, nel 1999, la registrazione ufficiale tra i soci di WFTO (World Fair Trade Organization), diventando una delle più grandi organizzazioni di Commercio Equo e Solidale in Asia.

BaSE coinvolge principalmente soggetti che si trovano in una condizione di doppio svantaggio: essere donne e vivere in villaggi rurali isolati. Le attività artigianali promosse da BaSE creano opportunità di lavoro in loco risolvendo la difficoltà di ricevere sostegno continuativo da parte delle grandi istituzioni di sviluppo e cooperazione (il Sud-Ovest del Bangladesh è infatti una delle regioni più difficilmente raggiungibili del Paese, a causa della distanza e della carenza di infrastrutture) e creando prospettive di rapporti paritari con gli interlocutori del “mondo privilegiato”. Le donne coinvolte, senza alcuna distinzione religiosa, possono conciliare un’attività generatrice di reddito con la cura della casa e dei figli, poiché i prodotti vengono realizzati nelle proprie abitazioni o nei cortili, acquisendo allo stesso tempo maggiore consapevolezza delle proprie capacità e qualche piccola libertà in più, come ad esempio la possibilità di allontanarsi da casa per portare i lavori realizzati al magazzino centrale.

Questa maggiore libertà ha creato nei primi tempi non poca preoccupazione da parte degli uomini e degli anziani del villaggio, ma la costanza delle donne e i risultati ottenuti con il loro lavoro, alla fine hanno portato un generale cambiamento psicologico, morale e sociale. Una rivoluzione che parte dunque dalle donne, che vengono da subito chiamate ad un atteggiamento di responsabilità e di solidarietà, che si esprime anche nel destinare una parte dei ricavi della loro attività a un fondo comune, cui possono attingere in caso di difficoltà.

In questi anni, circa 10.000 donne coinvolte in BaSE hanno imparato a scrivere, a fare i conti, a contrattare l’acquisto delle materie prime, a effettuare il controllo di qualità e organizzare il trasporto dei loro prodotti e, con il frutto del loro lavoro, hanno potuto garantire cure mediche a sé e ai propri familiari, far studiare i figli, garantire una dote alle figlie, riparare o ampliare le loro case.

Al sostegno dell’attività produttiva delle cooperative di artigiane, BaSE affianca una serie di programmi sociali come la formazione sui temi dei diritti umani con sostegno legale ove necessario, salute ed educazione dei bambini, informatica, allevamento e piscicoltura; mette a disposizione fondi rotativi cui ogni donna può ricorrere per necessità come spese scolastiche e mediche o altri eventi straordinari e organizza attività di screening e conseguenti campagne sanitarie.

La produzione artigianale delle cooperative di donne bengalesi si è diversificata, nel corso degli anni, dando origine ad un ampio catalogo di prodotti. Attualmente le cooperative legalmente costituite sono 13, ma sono attivi anche una decina di gruppi di lavoro spontanei che fanno comunque riferimento a BaSE per la commercializzazione dei loro prodotti.

La storia di BaSE è legata profondamente alla figura del padre missionario Giovanni Abbiati, che iniziò con le donne del villaggio di Bhabarpara l’avventura del “lavoro della juta”, da cui ha preso vita l’intero progetto. La sua scomparsa ha lasciato la cooperativa nel caos, ma la rete di rapporti creatasi negli anni e la volontà delle donne ha permesso loro di superare il breve periodo di disorientamento e l’organizzazione ha ritrovato un suo equilibrio e uno staff interamente bengalese in grado di dirigerla.

I problemi non mancano: un controllo di qualità non sempre rigoroso, il forte aumento del costo della juta, ma molti gruppi sono dinamici e innovativi e hanno aderito con convinzione ai progetti di sviluppo elaborati con la rete di partner commerciali che si è creata negli anni.
La sfida è impegnativa: rinnovarsi, senza perdere l’ispirazione originaria, ma non è impossibile. BaSE potrà continuare ad esistere se i suoi membri andranno avanti ad agire sempre per il bene comune perché le donne del Bangladesh possano continuare a dire: “Io, nel mio lavoro, sono libera”.

Alla scoperta della Mozzarella della Legalità

Alla scoperta della Mozzarella della Legalità

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In queste giornate torride, quando arriva la sera, non c’è nulla che io desideri più di una bella insalata fresca. Sono una vera fan delle insalate: mai banali, ci si può mettere davvero di tutto (qualche giorno fa ne ho inventata una incredibile – sotto gli occhi dubbiosi della mia famiglia: feta, pesche, noci e rucola, un vero sogno!).

In realtà, però, la mia preferita è un’insalata molto classica: la caprese. Un vero condensato di italianità, nei colori e nei profumi, è realmente il mio piatto forte dell’estate! Rigorosamente con pomodori san Marzano e basilico fresco, l’ingrediente che fa davvero la differenza è la mozzarella di bufala.

 

Oggi vorrei parlarvi proprio della mozzarella di bufala, ma non di una qualunque… di una mozzarella molto speciale, che vi sarà capitato di trovare più volte tra gli ordini collettivi della Bottega. Si tratta della mozzarella di bufala prodotta dalla Cooperativa “Le terre di don Peppe Diana“ di Castelvolturno.

 

La Cooperativa, costituita nel 2010 tramite un bando pubblico, ha avuto in affidamento la tenuta agricola appartenuta al boss Michele Zaza a Castelvoluturno. Con passione e coraggio, ha fin da subito saputo prendersi carico del riscatto di questi luoghi, dando vita ad una fattoria didattica, con cui fa entrare in contatto i più giovani con il mondo dell’agricoltura, ed al caseificio che produce la “Mozzarella della Legalità”, che è diventata il primo prodotto campano ad essere realizzato su terre confiscate alla camorra.

 

Parte del consorzio “Libera Terra Mediterraneo”, la Cooperativa si impegna accanto a Libera per costruire una cultura della legalità, che usi realmente tutti gli strumenti possibili per diffondere il suo messaggio: dall’educazione delle giovani generazioni, alla cultura, alla creazione di sinergie politico-culturali in grado di dare vita a un cambiamento reale.

 

Così, se in queste calde serate d’estate anche voi sceglierete di gustare una caprese con questa mozzarella, fatelo con tutta la gioia possibile: perché state gustando i sapori di una terra, la nostra, che con l’impegno e la dedizione di donne e uomini che credono in un cambiamento reale, lento e quotidiano, può forse cominciare a portare i suoi frutti. Quei frutti veri, che richiedono fatica e coraggio, ma che sanno essere realmente buoni per tutti.

Una rivoluzione alla volta… cominciando da un piatto di pasta

Una rivoluzione alla volta… cominciando da un piatto di pasta

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Ciao a tutti! Oggi vorrei iniziare questo post raccontandovi di una piccola esperienza. A fine marzo sono stata ad una bellissima fiera di consumo critico, “Fa la Cosa Giusta”. Mi piacciono molto gli eventi di questo genere, ma quando ci si va, spesso, si rischia di trovarsi sempre di fronte a una quantità di spunti così grande, da farci sentire un po’ impotenti: quante cose si potrebbero cambiare nel nostro stile di vita, per renderlo più equo e sostenibile!

Ma allora, da dove cominciare?
Per questo, da un paio di anni, ho fatto una scelta: ogni volta che vado ad un evento del genere, mi riprometto di trovare una singola, piccola, rivoluzione da fare nel mio stile di vita. Alla lunga, mi dico, tutto questo sarà efficace!
Per questo oggi vorrei parlarvi di una piccola rivoluzione che possiamo fare insieme in questo momento. Se siete stati nelle Botteghe di Amandla sapete che, proprio in questi giorni, è in atto la Tomato Revolution!
Oggi vorrei parlarvi di prodotto speciale, che è uno dei protagonisti di questa rivoluzione. Si tratta della Passata di Pomodori di Puglia Bio, una passata dalla consistenza vellutata e dal colore acceso che rispecchiano il rispetto per i tempi della natura dei suoi produttori.

Questo prodotto è realizzato dalla Cooperativa Semi di Vita, formata da cinque soci che hanno dato vita a un orto sociale a Jaipigia, un quartiere popolare di Bari. Lo scopo di questo orto sociale è anzitutto quello di procurare ai giovani di un quartiere svantaggiato con alti tassi di criminalità organizzata una possibilità lavorativa dignitosa e legale. Semi di Vita spiega che, proprio per questa ragione, “non viene chiesto il curriculum a chi arriva… il pomodoro non giudica, perché l’agricoltura accoglie”: lo scopo reale di questa iniziativa è proprio quello di creare contesti in cui, a fronte di un’agricoltura spesso preda di sfruttamento o caporalato, il lavoro agricolo possa funzionare in maniera diversa, rispettosa dei diritti di tutti.

Quando, nel 2011, cinque amici iniziano a sognare di creare questo orto sociale con un progetto sostenibile dal punto di vista economico, tutti la credono un’utopia. Ma alla fine, il progetto “Semi di vita” nasce davvero: con “3 zappe, un piccolo impianto idrico, 2.500 piantine da orto e la voglia di realizzare quello che tutti dichiaravano impossibile”. Con gli anni, poi, i ragazzi coinvolti nel progetto scoprono passione e responsabilità per questa attività, e così il progetto inizia ad ingrandirsi: grazie al loro impegno si riesce a passare da 2.000 a 20.000 metri quadrati di orto, e nel 2014 “Semi di vita”, da progetto utopico, diventa una vera e propria cooperativa sociale. Ad oggi, l’orto produce, grazie al lavoro dei soci della cooperativa, ortaggi stagionali, fichi e fichi d’india e spezie tutto rigorosamente biologico.

Allora unitevi a noi, a Semi di vita e a tutti gli altri produttori protagonisti di questo progetto, per questa piccola rivoluzione, scegliendo un pomodoro etico e caporalato free. E, una rivoluzione alla volta, possiamo sperare insieme di cambiare le nostre scelte e, magari, pure un pezzetto di mondo.

Tutti gli aromi del cioccolato Mascao

Tutti gli aromi del cioccolato Mascao

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Eccoci qui con un nuovo focus. Oggi, riguardando gli ultimi articoli, mi sono accorta che, ancora, non ci siamo fermati a dare un'occhiata a uno dei prodotti più classici e più amati del commercio equo. Anzi, dovrei dire, ad uno dei prodotti più amati e basta!

Nessun problema: rimediamo subito. Finalmente parliamo di cioccolato! Ma, ormai lo sapete, quello di cui vi parlo non è un cioccolato qualsiasi, ma il cioccolato Mascao di Altromercato. Se non ci credete vi suggerisco di fare voi stessi un esperimento (a chi non piace fare esperimenti col cioccolato?): provate ad assaggiare un quadratino di un qualsiasi cioccolato fondente e subito dopo un quadratino del cioccolato Mascao. Non servono altre parole, sentirete subito la differenza!

Se avete provato a fare questo esperimento, vi posso svelare il segreto: ciò che rende il cioccolato Mascao così speciale e diverso da tutti gli altri, è il fatto che esso sia realizzato con lo zucchero Mascobado, uno zucchero di canna integrale con alte percentuali di melassa e quegli speciali sentori di liquirizia... ecco, il sapore di questo zucchero ha la specialità di esaltare tutti gli aromi del cacao in modo davvero unico.

Sulla scia degli aromi del cioccolato, oggi ci spostiamo in Bolivia, per conoscere uno dei produttori storici di Altromercato: si tratta di El Ceibo, una cooperativa nata nel 1977 e che da allora si è sempre accresciuta, contando oggi 1400 soci.

Le caratteristiche che fanno la forza di El Ceibo sono, anzitutto, quella di abbracciare realmente la filosofia del cooperativismo: essa riesce a garantire al suo interno una grande unità tra i soci grazie a uno stile democratico, per cui ciascun associato ha modo, per un certo periodo di tempo, di diventare parte del direttivo o responsabile della Cooperativa.
E' grazie a questo stile che essa è riuscita a migliorare in modo considerevole le vite dei soci, permettendo ai coltivatori del cacao di sottrarsi allo sfruttamento degli intermediari: a questo proposito, il traguardo fondamentale è stata la costruzione del primo impianto di trasformazione del cacao gestito dai produttori stessi.

Un'altra caratteristica fondamentale dell'operato di El Ceibo è la loro scelta per una produzione ecologica sostenibile, che si concretizza nella loro scelta per un cacao nobile, 100% biologico: si tratta del cacao "criollo", il quale nella produzione industriale tradizionale viene spesso sostituito con il clone CCN51, che ha il vantaggio di permettere una maggiore quantità di burro di cacao. La loro scelta di continuare invece ad utilizzare il seme biologico dipende dalla volontà di mantenere invariate le caratteristiche organolettiche del cacao, e consente ai coltivatori di adoperarsi per la tutela dell'ambiente e della biodiversità.

E' così che il cacao prodotto dai lavoratori di El Ceibo viene poi utilizzato per creare il cioccolato Mascao, in moltissime varianti. La mia preferita, al momento, è quella fondente all'85%, che, realizzata con solo pasta di cacao, burro di cacao e zucchero integrale di canna mascobado, rappresenta davvero il cioccolato biologico per eccellenza. E' un cioccolato da far sciogliere lentamente in bocca: scoprirete il suo sapore equilibrato, lungo e piacevole.

Il miele che vince l’inverno

Il miele che vince l’inverno

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Secondo voi, qual è l’alimento migliore per combattere il freddo di questi giorni?
Intendo uno di quegli alimenti tradizionali che danno forza e ci proteggono dai malanni di questa stagione.
Se avete qualche familiarità con i rimedi della nonna, di certo vi verrà in mente il miele! Ideale per la gola e per la voce, dolcificante naturale per eccellenza, energetico e ricchissimo di vitamine e enzimi, le sue proprietà sono davvero moltissime.

Ma oggi vi vorrei proporre qualcosa di più: perché l’alimento di cui vorrei parlarvi è più di un semplice miele.
Si tratta di Mielpiù Miele e Zenzero, prodotto da Altromercato. Certo, perché lo zenzero è un’altro di quei rimedi della nonna per il freddo di questi giorni: ideale per combattere tosse, mal di gola e raffreddore, è in generale un toccasana per il sistema immunitario (oltre ad essere un potente antinfiammatorio e persino un antidolorifico!).

Ma se tutto ciò non dovesse bastare per sconfiggere il freddo, sono certa di avere la soluzione: oggi, infatti, andiamo dritti a farci scaldare dal sole dell’Argentina, perché vorrei raccontarvi del progetto da cui nasce questo miele, che ha inizio proprio qui.

A Santiago del Estero, circa 1000 km a nord di Buenos Aires, dal 1990 troviamo CoopSol, una cooperativa che nasce da un gruppo di studenti senza lavoro che decidono di adoperarsi per creare nuove concrete possibilità lavorative nelle campagne argentine. Per realizzare questo loro sogno, decidono che la produzione di miele può essere un buon inizio, poiché questo prodotto ha il vantaggio di richiedere molta mano d’opera e un basso investimento di capitale. Grazie a un progetto di sviluppo, i fondatori di CoopSol riescono quindi ad acquistare le prime 300 colonie di api e un veicolo necessario per iniziare l’attività, e danno così vita al loro progetto.

Oggi la cooperativa conta oltre 100 soci, realizza un sistema di gestione comunitaria degli apiari (1400 arnie) e sostiene numerose formazioni di sempre nuovi giovani apicoltori.

Il nostro viaggio procede quindi in Sri Lanka, la splendida isola da cui viene il prezioso zenzero biologico che arricchisce questo miele di un gusto inconfondibile.
A produrre questa spezia, qui, è la cooperativa Podie, in cingalese “piccolo”. Questa organizzazione, fondata nel 1975, lavora con più di 1500 famiglie di piccoli produttori, per sottrarli dallo sfruttamento degli intermediari di cui spesso essi sono stati vittime nella lunga storia dello Sri Lanka e delle sue pregiate spezie.

Tutte le spezie, qui, sono raccolte, lavorate ed essiccate a mano dalle singole famiglie contadine. Poi vengono ritirate dall’organizzazione, che visita mensilmente ciascuna di esse. Nel suo tentativo di essere un reale supporto per le famiglie, inoltre, Podie promuove attività formative e comunitarie. Particolare attenzione, in tutto ciò, è data alle donne: molte di loro oggi svolgono ruoli chiave nell’organizzazione, fatto che regala loro un riconoscimento sociale davvero nuovo.

Allora provate a portate tutto questo sole in casa vostra, sarà l’occasione per prendervi cura di voi stessi... e di ben due pezzi di mondo!

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