Un riso che profuma… di giustizia

Un riso che profuma… di giustizia

con Nessun commento

In Hindi, Basmati vuol dire fragranza, profumo, aroma. Se vi è già capitato di assaggiare questo riso, saprete bene che non c’è nome più azzeccato! E’ un riso tra più pregiati al mondo, tanto da essere chiamato lo Champagne dell’India.

Oggi andiamo dritti in India, precisamente nelle regioni di Betalghat, Kotabag, Patkot e Dhela, perchè vorrei parlarvi proprio di questo alimento, del riso Basmati di Altromercato, prodotto dalla Fair Farming Foundation Ramnagar, una cooperativa indiana che, dal 2012, riunisce più di 500 contadini provenienti da 38 villaggi che sorgono in queste regioni, ai piedi dell’Himalaya.

Le regioni incontaminate in cui si trovano questi contadini sono ideali per la coltivazione del riso, ma in questi piccoli villaggi isolati la vita spesso non è facile: i contadini, spesso con scarsa o nulla scolarizzazione, sono talvolta vittime di contratti di lavoro molto svantaggiosi.
Da qui l’obiettivo della Fair Farming: creare delle condizioni lavorative per cui gli agricoltori possano ricevere un compenso equo, che garantisca loro condizioni di vita dignitose, e che consenta allo stesso tempo un autentico sviluppo di queste aree rurali, così da evitare le migrazioni forzate verso le grandi città.

La prima parola d’ordine dello sviluppo rurale, qui, è sostenibilità. Questo significa, anzitutto, garantire un uso razionale della risorsa acqua. A causa degli effetti dei cambiamenti climatici, infatti, le popolazioni hanno dovuto affrontare negli ultimi anni una notevole scarsità idrica. Per questo, la fondazione ha deciso di implementare la tecnica SRI, System of Rice Intensification, che consiste nel coltivare il riso umidificando il suolo, al posto della classica coltura del riso in immersione. Questa tecnica, assieme a un’attenta canalizzazione dell’acqua proveniente dai villaggi, ha consentito un risparmio di acqua fino al 45%.
In secondo luogo, per garantire la sostenibilità delle colture, è necessario cercare di passare da una logica della monocoltura, a quella della biodiversità: per questo, durante i mesi in cui i campi non sono utilizzati per il riso, si coltivano cereali e leguminose, al fine di evitare un’impoverimento dei terreni, ma anche di garantire ai contadini prodotti per il proprio sostentamento e da inserire nei mercati locali.

Ma non c’è solo la terra: altrettanto importante è la formazione delle persone, al fine di ridurre la possibilità che gli abitati delle aree rurali possano finire vittime di contratti di lavoro poco equi. Per questo, si è cercato di promuovere tra gli agricoltori e le loro famiglie corsi di alfabetizzazione, sia di hindi che di inglese. A questi si aggiungono corsi di formazione professionale, che insegnano ai contadini nuove tecniche per consentire loro di prendersi cura della propria terra e della sua biodiversità.

Così, la prossima volta che sceglierete di gustare questo riso, saprete che avete scelto un prodotto che profuma di giustizia!

 

ValeriaDiG
Segui ValeriaDiG:

Sono una giovane studentessa di filosofia e una volontaria presso la bottega Amandla di Bergamo. Amo raccontare storie, quelle di persone, di progetti, di comunità e di sviluppo. Buona lettura!

Lascia una risposta