Chi sono i Sahrawi?
Il popolo Sahrawi, che in arabo significa “gente del deserto”, è il legittimo abitante
del Sahara Occidentale, territorio di circa 266.000 kmq che si affaccia sull’Oceano Atlantico,
confina a nord con il Marocco a sud ed a est con la Mauritania. Il Sahara Occidentale
fu colonia Spagnola fino al 1975. In quell’anno la dominazione coloniale ebbe termine,
ma la Spagna lasciò di fatto via libera all’invasione militare da parte di Marocco e Mauritania;
centinaia di migliaia di sahrawi furono costretti a fuggire in Algeria, incalzati dai
bombardamenti e dalle violenze dell’esercito marocchino.
Da allora la popolazione sahrawi vive divisa tra i campi profughi in Algeria e le zone
occupate del Sahara Occidentale. Queste ultime sono tuttora sotto il dominio marocchino
e praticamente inaccessibili a chiunque desideri accertarsi delle reali condizioni di vita
della popolazione sahrawi.
I campi profughi, dove vivono circa 250.000 persone, sorgono in pieno deserto algerino;
sono costituiti da tende e piccoli costruzioni per le famiglie e da strutture pubbliche
(ospedali, scuole) costruite in muratura.
Le caratteristiche climatiche e ambientali non permettono di sviluppare attività produttive
autonome sufficienti per tutta la popolazione. La temperatura supera i 50° d’estate
e può scendere sotto lo zero in inverno.
L’acqua è reperibile anche a poca profondità ma presenta un alto tasso di salinità.
La totalità delle forniture alimentari, logistiche e sanitarie provengono dalle organizzazioni
internazionali di aiuto umanitario e dai singoli governi, tra cui quello italiano.
Autonomia e dignità

I Sahrawi non si sono mai rassegnati passivamente alla sopravvivenza a carico delle
nazioni occidentali, e fin dall’inizio del loro ormai trentennale esilio hanno percorso ogni
possibile strada verso il ritorno ad una vita dignitosa ed indipendente nella loro patria.
Il 27 febbraio 1976, a pochi mesi dalla costituzione dei campi profughi, i Sahrawi
proclamano la Repubblica Araba Sahrawi Democratica (R.A.S.D.) in esilio, a garanzia della
loro indipendenza culturale e politica. L’istruzione e la formazione dei giovani sono
ritenute essenziali affinché la popolazione sia in grado di sopperire alle proprie necessità
ricorrendo il meno possibile ad aiuti e competenze straniere, oltre che naturalmente nella
prospettiva del ritorno in patria.
Lo sforzo per la riconquista del Sahara Occidentale non si è mai interrotto, e inizialmente
è stato portato avanti attraverso il doppio binario dell’iniziativa diplomatica e
della lotta armata. Quest’ultima è cessata nel 1991, anno in cui fu firmato sotto l’egida dell’ONU un
trattato di pace che purtroppo non ha ancora dato alcun esito. E’ importante sottolineare
che la ricerca di sostegno politico è stata da sempre la via preferenziale nella ricerca di una
giusta soluzione del conflitto; i Sahrawi non hanno mai fatto ricorso ad atti terroristici per
attirare su di sé l’attenzione internazionale. Purtroppo di fronte a tale maturità e responsabilità
politica non vi è stato un adeguato
riscontro da parte delle nazioni occidentali: la quasi totalità di esse non ha neppure
riconosciuto la R.A.S.D. ed il sostegno alla causa Sahrawi non va oltre a forme assistenzialistiche
e prive di prospettiva. E’ per questo motivo che priorità assoluta per la popolazione
Sahrawi resta la sensibilizzazione delle nazioni occidentali verso la causa del loro popolo,
in modo da ottenere il necessario appoggio al fi ne di raggiungere una soluzione pacifi ca,
dignitosa ed accettabile.
Cronologia essenziale
- 1884
Conferenza di Berlino. Le potenze coloniali europee si dividono il continente
africano. L’attuale Sahara Occidentale viene riconosciuto alla Spagna. La resistenza
anticoloniale continua fino ai primi decenni del novecento, specialmente
contro la presenza francese in Algeria, Marocco e Mauritania che imponeva
stretti vincoli al nomadismo Sahrawi.
- 1965
16 dicembre: l’Assemblea Generale dell’ONU adotta la prima risoluzione sul
Sahara Occidentale, chiedendo alla Spagna di ritirarsi dei territorio richiamandosi
al diritto all’autodeterminazione del popolo Sahrawi.
- 1966
20 dicembre: la Risoluzione 2229 dell’Assemblea Generale dell’ONU chiede alla
Spagna di organizzare un referendum nel Sahara Occidentale per permettere
alla popolazione locale di esercitare il diritto all’autodeterminazione. Altre sei
risoluzioni simili seguiranno fino al 1973.
- 1972
Nel giugno a Rabat l’OUA (Organizzazione per l’Unità Africana) con la risoluzione
272 approva gli appelli dell’ONU in favore di un referendum per l’autodeterminazione
nel Sahara Occidentale. In realtà il vertice è l’occasione per
Hassan II del Marocco e Quid Daddah, presidente della Mauritania di accordarsi
segretamente sulla spartizione della colonia spagnola.
- 1973
10 maggio: nasce il Fronte POLISARIO (Fronte Popolare per la Liberazione del
Saguia el Hamra e Rio de Oro).
- 1975
22 maggio: la Spagna si dichiara disposta a ritirarsi dal Sahara Occidentale.
6 novembre: la marcia verde marocchina attraversa le frontiere.
14 novembre: accordi tripartiti segreti di Madrid: la Spagna consegna l’amministrazione,
non la sovranità, del nord e del centro del Sahara Occidentale al
Marocco e il sud alla Mauritania in cambio d’importanti concessioni economiche.
- 1976
gennaio: l’aviazione marocchina bombarda con napalm, bombe a frammentazione
e fosforo bianco i centri abitati, le colonne dei fuggiaschi ed i primi campi
di rifugiati a Guelta Zemmour, Tifariti, Oumdreiga ed Amgala nel Sahara
Occidentale.
27 febbraio: il Fronte ed il Consiglio Nazionale Sahrawi proclamano la Repubblica
Araba Saharawi Democratica (RASD); una repubblica in esilio nata per
colmare il vuoto istituzionale lasciato dalla partenza degli spagnoli. Arrivano
i primi riconoscimenti internazionali fra i quali, il 6 marzo, quello dell’Algeria
con conseguente rottura diplomatica fra Algeri e Rabat.
aprile: si concludono le operazioni di trasferimento dei profughi dal Sahara
Occidentale verso il deserto dell’Hammada di Tindouf, concesso dall’Algeria,
dove avrà inizio la straordinaria esperienza sociale, politica e civile degli accampamenti
Sahrawi.
- 1977
dicembre: in seguito alle continue operazioni militari dell’ELPS (Esercito di liberazione
Popolare Sahrawi), la Mauritania è economicamente in ginocchio.
Ould Daddah chiede aiuto alla Francia che interviene direttamente per la prima
volta nel conflitto con alcuni aerei jaguars.
- 1978
12 luglio: il Fronte POLISARIO proclama il cessate il fuoco con la Mauritania.
- 1979
11 agosto: il Marocco invade la zona del Sahara Occidentale occupata dalla Mauritania.
- 1980
Per uscire dall’impasse militare il Marocco inizia a costruire i primi dei sei muri
di sabbia destinati a proteggere le zone utili del Sahara Occidentale (miniere e
principali città) e a trasformarle in un’immensa prigione a cielo aperto.
- 1984
13 novembre: la RASD siede come Stato membro al XX vertice dell’OUA. Il Marocco
abbandona l’organizzazione.
- 1987
aprile: viene completato il 6° muro marocchino detto il “Grande Muro” che
racchiude circa i 7/8 del Sahara Occidentale.
- 1988
11 agosto: il Segretario Generale dell’ONU Perez De Cuellar propone la proclamazione
dei cessate il fuoco e l’organizzazione di un referendum di autodeterminazione
sotto il controllo internazionale. II censimento spagnolo del 1974
sarà la base per la realizzazione delle liste degli aventi diritto al voto.
30 agosto: il Fronte POLISARIO e il Marocco accettano le proposte del Segretario
Generale. 6 novembre: il Fronte polisario decreta un cessate il fuoco unilaterale.
- 1989
4 gennaio: Hassan II riceve a Marrakech alcuni responsabili del POLISARIO.
21 febbraio: Hassan II rinvia un secondo incontro e, riguardo al primo, afferma
che ha solo voluto incontrare dei sudditi marocchini.
2 marzo: davanti alla provocazione del Re il Fronte annuncia la ripresa delle
operazioni militari che si moltiplicheranno durante l’anno.
- 1990
aprile: nuova tregua unilaterale decisa dal Fronte POLISARIO.
- 1991
agosto: il Marocco scatena una grande offensiva a pochi giorni dall’entrata in
vigore del cessate il fuoco previsto dal piano di pace. Le zone del Sahara Occidentale
controllate dal Fronte POLISARIO sono messe a ferro e fuoco; vengono
distrutti alcuni centri abitati che i Sahrawi stavano ripopolando al fine di
ospitare i votanti per il referendum. Molte vittime fra i civili.
6 settembre: entra in vigore il cessate il fuoco previsto dal piano di pace; si avvia
lo spiegamento della MINURSO nel territorio.
ottobre/novembre: seconda Marcia Verde. In chiara violazione delle norme sul
cessate il fuoco, decine di migliaia di coloni marocchini vengono trasportati
dal Marocco nel Sahara Occidentale: chiedono di essere ammessi nelle liste
elettorali che, precedentemente accettate dalle due parti, adesso non sono piú
riconosciute dal Regno del Marocco.
- 1992
gennaio: il referendum viene rinviato sine die. Prosegue la repressione nei territori
occupati dal Marocco in seguito a manifestazioni indipendentiste. La MINURSO
è impotente.
- 1997
il rappresentante speciale del Segretario Generale dell’ONU, James Baker, ha
potuto sbloccare la situazione di stallo che durava sin dal 1991, raggiungendo
un accordo tra le due parti in conflitto, Marocco e Fronte Polisario, sui criteri
di identificazione dei votanti e procedure organizzative e temporali del referendum.
- 1999
dicembre: sono state rese note le liste dei votanti, frutto della fase di identifificazione
dei votanti, durata circa sette anni. In seguito a tale pubblicazione sono stati
avanzati da parte del Marocco oltre 150000 ricorsi.
L’ultimo rapporto del Segretario Generale dell’ONU rimanda la data del referendum
ancora una volta.
- 2000
Di fronte all’ostruzionismo marocchino dei ricorsi in appello, Baker convoca
una prima volta le parti a Londra (maggio e giugno) ed una seconda a Berlino
(settembre). Il Marocco dichiara apertamente che il Piano di Accomodamento
è inapplicabile e che è disposto a considerare solo una soluzione che riconosca
innanzitutto la sua sovranità sul Sahara Occidentale. Si fa strada la prima versione
della “terza via”, il Progetto di Accordo Quadro.
- 2001
giugno: nel Rapporto del Segretario Generale al Consiglio di Sicurezza il Progetto
di Accordo Quadro prevede un periodo transitorio di cinque anni durante
i quali i Territori restano sotto sovranità marocchina mentre i diversi corpi
elettorali, comprendenti la stessa popolazione di coloni marocchini, elegge un
Consiglio Legislativo ed uno Esecutivo.
Al termine dei cinque anni avrebbe deciso il futuro dei territori un referendum
in cui avrebbero potuto votare anche i cittadini marocchini residenti. La successiva
risoluzione dell’ONU (1359 del 29 giugno) si limita a sollecitare le parti
a discutere il Progetto ed a negoziare le modifiche per renderlo reciprocamente
accettabile.
- 2002
Con la risoluzione n. 1429 il Consiglio sottolinea la validità del primo piano di
pace (Piano di Accomodamento) e sollecita le parti a perseguire una soluzione
reciprocamente accettabile.
- 2003
gennaio: nuova ed ultima proposta di Baker. “Piano di pace per l’autodeterminazione
del Popolo del Sahara Occidentale”. La formula è una sintesi delle
precedenti proposte e prevede la celebrazione di un referendum di autodeterminazione
nel Sahara Occidentale dopo un periodo transitorio di cinque anni
durante il quale la ex colonia spagnola godrebbe di un ampia autonomia.
Il Fronte Polisario a sorpresa accetta la nuova proposta ed il Consiglio di sicurezza
adotta la Risoluzione n.1495 per mezzo della quale fornisce pieno appoggio
al Piano. Il Marocco, spiazzato dall’adesione del Fronte Polisario, chiede
tempo per formulare una risposta definitiva.
- 2004
Il Marocco respinge l’ultimo Piano Baker ed esclude ogni possibilità che il Sahara
sia nel futuro indipendente. Secondo il Governo marocchino il referendum
deve “escludere pertanto la presentazione dell’opzione di indipendenza”.
Dopo 13 anni ed un spesa superiore ai 600 milioni di dollari, la missione delle
Nazioni Unite non è riuscita a trovare una soluzione con l’accordo tra le parti.
- 2005
maggio: si scatena nei territori occupati del Sahara Occidentale una nuova intifada
sahrawi. La pacifica mobilitazione dei sahrawi a sostegno del diritto all’autodeterminazione
parte da El Ayoun per estendersi a Dakhla, Assa ed altri
centri del Marocco meridionale, fino alla capitale Rabat. Pesante l’intervento
dei militari marocchini che si rendono protagonisti di inaudite violenze, arresti
arbitrari, devastazioni di case di attivisti sahrawi.

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