Welcoming Europe – L’Europa che accoglie

Welcoming Europe – L’Europa che accoglie

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Dopo aver aderito alla Campagna "Ero Straniero", Amandla insieme alle Botteghe Altromercato sostiene “Welcoming Europe”, un'iniziativa dei cittadini europei per invitare la Commissione Europea a presentare un atto legislativo sui temi dell'accoglienza. Da 30 anni sosteniamo un commercio equo che permetta a piccoli produttori del Sud del Mondo di mantenersi dignitosamente prevenendo la necessità di abbandonare la propria terra. Ci opponiamo ad un'economia globale ingiusta che obbliga a migrare e per questo sosteniamo un'accoglienza solidale.

Le Botteghe del commercio equo e solidale sono luoghi di partecipazione civile e di trasformazione sociale, dove le persone e i diritti hanno asilo e ciascuno può essere protagonista del cambiamento: il posto giusto per ospitare un'azione di democrazia popolare che sottolinei come tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti (Art.1 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani).

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Che cos'è l'ICE?

Un milione di firme in 12 mesi in almeno 7 paesi membri. L'iniziativa dei cittadini europei (ICE) è un importante strumento di democrazia partecipativa all'interno dell'Unione europea con cui si invita la Commissione Europea a presentare un atto legislativo in materie di competenza UE.

I tre temi della campagna

VOGLIAMO DECRIMINALIZZARE LA SOLIDARIETA'

In ben 12 paesi dell’Unione Europea distribuire alimenti e bevande, dare un passaggio, comprare un biglietto o ospitare un migrante sono comportamenti per cui è possibile ricevere una multa o addirittura essere arrestati dalle autorità. Punire questi comportamenti significa punire l'aiuto umanitario e riconoscere il reato di solidarietà. Vogliamo che la Commissione fermi quei governi che stanno criminalizzando i volontari. I cittadini europei dovrebbero essere in grado di offrire aiuti umanitari e assistenza a tutte le persone bisognose, indipendentemente dal loro status, senza timore di sanzioni o azioni penali. Vogliamo che la Commissione Europea modifichi in questo senso l'attuale direttiva dell’UE sul favoreggiamento (2002/90 /CE).

VOGLIAMO CREARE PASSAGGI SICURI

Dal 1990 a oggi sono morti più di 34mila migranti nel tentativo di raggiungere via mare l’Europa. L’apertura di vie d’accesso legali e sicure verso paesi disposti ad accogliere rappresenta spesso la sola opportunità di protezione per richiedenti asilo e rifugiati. Vogliamo vie sicure di ingresso complementari e addizionali ai programmi nazionali di resettlement (insediamento) e, in questo senso, la società civile può offrire un contributo rilevante. Le sponsorship private, inoltre, hanno un ruolo importante nel facilitare l’integrazione dei rifugiati appena arrivati nei territori grazie al sostegno e alla mobilitazione delle comunità, di gruppi religiosi, di organizzazioni non governative, di aziende private e di famiglie di rifugiati reinsediati. Chiediamo alla Commissione Europea di modificare il Regolamento Ue 516/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio e attivare un nuovo programma di finanziamento nell'ambito del Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione (FAMI) per sostenere i programmi di sponsorship privata della società civile affinché sempre più cittadini e associazioni possano essere liberi di accogliere.

VOGLIAMO PROTEGGERE LE VITTIME DI ABUSI

Molti migranti sono vittime di sfruttamento lavorativo, abusi o violazioni dei diritti umani, in particolare alle frontiere, ma trovano grandi difficoltà nell'accesso alla giustizia. Eppure tutte le persone, indipendentemente dalla loro condizione, devono essere tutelate. Vogliamo proteggere tutte le persone, indipendentemente dalla loro condizione, e garantire giustizia alle vittime di sfruttamento lavorativo e di violazioni dei diritti umani. Chiediamo protezione per tutte le persone, indipendentemente dal loro status e garanzie di accesso alla giustizia. Vogliamo introdurre in tutti gli Stati membri meccanismi che permettano alle vittime di presentare ricorsi e sporgere denunce in modo sicuro, dando piena attuazione a quanto previsto nella normativa UE (le direttive 2009/52/CE; 2012/29/UE; 2011/36/UE; 2004/81/CE del Consiglio/CE) e dalle legislazioni nazionali. Qualora non sia garantito un meccanismo adeguato di tutela, la Commissione Europea o il singolo Stato membro devono sospendere il supporto finanziario e tecnico fornito. Chiediamo alla Commissione di mettere mano a una nuova legislazione per portare a compimento l'introduzione di canali di accesso per lavoro a livello europeo, colmare le lacune nel quadro giuridico dell'UE sulla migrazione legale e regolamentare i settori che riguardano i lavoratori non altamente qualificati.

Acquisto Collettivo: Agrumi e Avocado BIO

Acquisto Collettivo: Agrumi e Avocado BIO

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La Cooperativa Albero del Paradiso nasce dall'esperienza dell'"Associazione Ailantos - Proposte di consumo critico" ed è formata da piccoli produttori siciliani che si sono uniti nella fase di commercializzazione dei prodotti, inizialmente come gruppo di offerta informale poi come cooperativa.
La Cooperativa lavora all'insegna della sostenibilità non solo ambientale ma anche sociale, creando posti di lavoro, recuperando attività legate alla terra e supportando i piccoli agricoltori, ormai schiacciati dalla grossa distribuzione. Attraverso la cooperativa ci si propone, pur mantenendo l’identità dei singoli produttori, di creare un’offerta diversificata e una distribuzione quanto più efficiente ed ecologica possibile.

I prodotti prenotabili:

  • Arancia Navel BIO in cassetta da 9 kg > € 21.00
  • Arancia Tarocco Nucellaro BIO in cassetta da 9 kg > € 21.00
  • Mandarino Avana Apirene BIO in cassetta da 9 kg > € 24.00
  • Mandarino Avana Apirene BIO in sacchetto da 4,5 kg > € 13.00
  • Limone Primofiore BIO in vaschetta da 1,5 kg > €4.00
  • Avocado BIO in vaschetta da 1 kg > € 7.30

Ricorda che se sei socio della Cooperativa, presentando la tua carta "Siamo Soci! Amandla" al momento del ritiro hai diritto ad uno sconto del 10% in più.

 

Non sei ancora socio? Basta una quota sociale di 43 euro per diventarlo e sostenere moltissimi progetti di economia solidale.
Vuoi saperne di più? Contattaci: 035 19910967 - info@amandla.it

Una storia di donne, intrecci e libertà

Una storia di donne, intrecci e libertà

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Il cesto con i prodotti del Commercio Equo e Solidale è ormai diventato un “classico” tra i regali di Natale, un dono pieno di golosità che sostiene progetti di sviluppo nel sud del Mondo.
Un progetto in particolare è strettamente legato, anzi, intrecciato a questi cesti: BaSE

BaSE, abbreviazione di Bangladesh Shilpo Ekota, ossia Unione Artigiana Bangladesh, è un consorzio costituitosi formalmente nel 1992 per coordinare il lavoro di piccoli gruppi di artigiani situati principalmente nella aree rurali di questo paese e che negli anni è cresciuto fino ad ottenere, nel 1999, la registrazione ufficiale tra i soci di WFTO (World Fair Trade Organization), diventando una delle più grandi organizzazioni di Commercio Equo e Solidale in Asia.

BaSE coinvolge principalmente soggetti che si trovano in una condizione di doppio svantaggio: essere donne e vivere in villaggi rurali isolati. Le attività artigianali promosse da BaSE creano opportunità di lavoro in loco risolvendo la difficoltà di ricevere sostegno continuativo da parte delle grandi istituzioni di sviluppo e cooperazione (il Sud-Ovest del Bangladesh è infatti una delle regioni più difficilmente raggiungibili del Paese, a causa della distanza e della carenza di infrastrutture) e creando prospettive di rapporti paritari con gli interlocutori del “mondo privilegiato”. Le donne coinvolte, senza alcuna distinzione religiosa, possono conciliare un’attività generatrice di reddito con la cura della casa e dei figli, poiché i prodotti vengono realizzati nelle proprie abitazioni o nei cortili, acquisendo allo stesso tempo maggiore consapevolezza delle proprie capacità e qualche piccola libertà in più, come ad esempio la possibilità di allontanarsi da casa per portare i lavori realizzati al magazzino centrale.

Questa maggiore libertà ha creato nei primi tempi non poca preoccupazione da parte degli uomini e degli anziani del villaggio, ma la costanza delle donne e i risultati ottenuti con il loro lavoro, alla fine hanno portato un generale cambiamento psicologico, morale e sociale. Una rivoluzione che parte dunque dalle donne, che vengono da subito chiamate ad un atteggiamento di responsabilità e di solidarietà, che si esprime anche nel destinare una parte dei ricavi della loro attività a un fondo comune, cui possono attingere in caso di difficoltà.

In questi anni, circa 10.000 donne coinvolte in BaSE hanno imparato a scrivere, a fare i conti, a contrattare l’acquisto delle materie prime, a effettuare il controllo di qualità e organizzare il trasporto dei loro prodotti e, con il frutto del loro lavoro, hanno potuto garantire cure mediche a sé e ai propri familiari, far studiare i figli, garantire una dote alle figlie, riparare o ampliare le loro case.

Al sostegno dell’attività produttiva delle cooperative di artigiane, BaSE affianca una serie di programmi sociali come la formazione sui temi dei diritti umani con sostegno legale ove necessario, salute ed educazione dei bambini, informatica, allevamento e piscicoltura; mette a disposizione fondi rotativi cui ogni donna può ricorrere per necessità come spese scolastiche e mediche o altri eventi straordinari e organizza attività di screening e conseguenti campagne sanitarie.

La produzione artigianale delle cooperative di donne bengalesi si è diversificata, nel corso degli anni, dando origine ad un ampio catalogo di prodotti. Attualmente le cooperative legalmente costituite sono 13, ma sono attivi anche una decina di gruppi di lavoro spontanei che fanno comunque riferimento a BaSE per la commercializzazione dei loro prodotti.

La storia di BaSE è legata profondamente alla figura del padre missionario Giovanni Abbiati, che iniziò con le donne del villaggio di Bhabarpara l’avventura del “lavoro della juta”, da cui ha preso vita l’intero progetto. La sua scomparsa ha lasciato la cooperativa nel caos, ma la rete di rapporti creatasi negli anni e la volontà delle donne ha permesso loro di superare il breve periodo di disorientamento e l’organizzazione ha ritrovato un suo equilibrio e uno staff interamente bengalese in grado di dirigerla.

I problemi non mancano: un controllo di qualità non sempre rigoroso, il forte aumento del costo della juta, ma molti gruppi sono dinamici e innovativi e hanno aderito con convinzione ai progetti di sviluppo elaborati con la rete di partner commerciali che si è creata negli anni.
La sfida è impegnativa: rinnovarsi, senza perdere l’ispirazione originaria, ma non è impossibile. BaSE potrà continuare ad esistere se i suoi membri andranno avanti ad agire sempre per il bene comune perché le donne del Bangladesh possano continuare a dire: “Io, nel mio lavoro, sono libera”.

Giochi e Prima Infanzia

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