Un kiweto resiliente

Un kiweto resiliente

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Non c’è pace nei terreni confiscati alla mafia gestiti dalla Cooperativa Valle del Marro.
Ai numerosi sabotaggi all’impianto irriguo del nuovo kiweto di Gioia Tauro (i primi nel luglio scorso, l’ultimo pochi mesi fa), tutti perpetrati allo scopo di far seccare le coltivazioni, si aggiunge un altro vile atto intimidatorio. Dopo che il casolare dove è installato il quadro di comando dell’irrigazione è stato messo al sicuro con un sistema di antintrusione è cambiata la strategia e poco prima di Pasqua l'amara scoperta: circa 200 piantine tagliate o sradicate.

Ma i soci della Cooperativa non si arrendono e, nonostante la rabbia e la frustrazione, sono già al lavoro per sostituire le piantine mancanti.

“La mafia distrugge, aspettandosi un passo indietro, una rinuncia” afferma Giuseppe, uno degli operai al lavoro. “E noi ricostruiamo, rilanciamo l'impegno, per difendere la nostra dignità di lavoratori e di persone”.

E già danno segni di una vita tenace, ostinata, quelle piantine salvate anni fa, dalle prime operazioni di recupero.
Allora il terreno da poco assegnato alla cooperativa, era un kiweto soffocato dai rovi, completamente morto.
Le stesse piantine che l'estate scorsa hanno rischiato di non ricevere acqua per i tre sabotaggi dell'impianto irriguo sono l'immagine della resilienza.

L'attività investigativa dei Carabinieri sui fatti denunciati prosegue. E varie realtà associative studiano iniziative a favore della Valle del Marro.
Amandla continuerà a sostenere la Coopertiva con il consumo critico e responsabile, comprando e promuovendo i suoi prodotti.