Il cous cous dalle donne dei territori occupati

Il cous cous dalle donne dei territori occupati

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Quando ero piccola, ricordo che i miei genitori facevano una grande fatica per convincere me e mia sorella a mangiare il minestrone. Non c’era nulla da fare: ogni volta, quando arrivava la serata del minestrone, la casa si riempiva inevitabilmente di pianti. Fino a che… è arrivato nelle nostre vite il cous cous! E quell’alimento ci piaceva così tanto che, unendone un paio di cucchiai al minestrone con un filo di olio a crudo, di colpo quello era diventato per noi un piatto buonissimo. Da allora abbiamo scoperto moltissimi altri usi possibili per questo prodotto, che è ormai anche il mio miglior alleato-da-schiscetta nelle lunghe giornate da pendolare: le insalate fredde che si possono ottenere con esso, aggiungendo con fantasia vari ingredienti, sono perfette da consumare ovunque, in università come sul treno. Il cous cous di cui vorrei parlarvi oggi è quello integrale di Altromercato, proveniente dalla Palestina, luogo in cui il cous cous ha un nome tutto speciale, maftoul, termine che indica il movimento rotatoio delle mani con cui esso si ottiene a partire dalla semola di grano duro.

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