Le Lenticchie Bio per un anno buono

Le Lenticchie Bio per un anno buono

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L’anno sta per volgere al termine, ed è tempo di buoni propositi. Per questo, oggi vorrei parlarvi di un alimento che, tipicissimo del Capodanno, rappresenta davvero una scelta buona per noi stessi e per l’ambiente: si tratta delle lenticchie, che, come tutti i legumi, sono state definite il cibo del futuro.

Le lenticchie di cui vorrei parlarvi oggi sono ancora più speciali: si tratta delle Lenticchie Bio di Solidale Italiano, marchio di Altromercato dedicato ai prodotti frutto dei progetti di Commercio Equo e Solidale che nascono lungo la penisola.

Le lenticchie di Solidale Italiano ci portano dritti in un punto davvero speciale del nostro Paese, cioè la Sicilia occidentale. Ricchissima dal punto di vista agricolo, ma al contempo, proprio in questa sua ricchezza, piagata dal controllo mafioso ancora presente in questi settori, essa beneficia moltissimo dei vari progetti di produzione in linea con i criteri dell’agricoltura biologica e del Commercio Equo e Solidale.

Qui, a Camporeale, alcuni agricoltori fondano nel 1988 la cooperativa Valdibella, una comunità di coltivatori e produttori che hanno in comune una stessa visione: fondamentali per la loro attività sono due cose; la prima è riuscire ad ottenere il meglio dal proprio territorio, e dunque farne fiorire a pieno le potenzialità; la seconda è far sì che la loro attività vada a sua volta a beneficio dei giovani in difficoltà, così da restituire loro, appunto, il proprio territorio.

Da allora, la cooperativa Valdibella decide di muoversi proprio in queste due direzioni, da un lato decidendo di conformare la propria produzione ai criteri dell’agricoltura biologica per garantire il massimo della qualità, dall’altro impegnandosi per dare lavoro, tramite le proprie attività, ai giovani più sfortunati.

 

 

Alla base della scelta per un’agricoltura biologica c’è, per i coltivatori di Valdibella, la profonda convinzione, supportata dall’esperienza, che la migliore qualità si raggiunga quando l’ecosistema è perfettamente in equilibrio e non sia forzato o snaturato dall’uomo.
E all’interno di questa visione, l’impegno a offrire occasioni di riscatto ai giovani che faticano a inserirsi in questo ambito lavorativo è soltanto un altro elemento della ferma volontà della Cooperativa di valorizzare al meglio il proprio territorio, con tutte le forze che esso ha da offrire, perchè sia un luogo vivibile per tutti.

Allora, dato che Capodanno si avvicina, l’invito è di riscoprire questi buonissimi legumi, e ovviamente di consumarli anche durante il resto dell’anno! Perchè sono, per il loro profilo ecologico, senz’altro il cibo del futuro. E poi perchè si sa: chi mangia lenticchie il primo dell’anno... le mangia tutto l’anno!

E dato che il periodo dei grandi pasti celebrativi con amici e parenti non è ancora finito, vi lascio ancora una volta una ricetta dal blog di Altromercato Il circolo del cibo, per un piatto che sa proprio di festa: le lenticchie speziate con polenta bianca alla piastra.
http://www.altromercato.it/it_it/il-circolo-del-cibo/lenticchie-speziate-con-polenta-bianca-alla-piastra/

I dolci panettoni liberi

I dolci panettoni liberi

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Quando si parla di panettoni, sono piuttosto tradizionalista. Non tanto nelle tipologie, anzi, in quel senso li proverei proprio tutti: specialmente quando si inizia a passare qualche ora in una Bottega del commercio equo e solidale - come mi capita facendo la volontaria - la varietà di tipologie e abbinamenti di ingredienti è talmente invitante, che di certo non ci si può fermare al classico uvetta e canditi! (Quest'anno, ad esempio, mi sono assolutamente riporposta di provare quello con le pesche e il cioccolato fondente).
Tuttavia, quando si parla di panettoni c'è qualcosa su cui sono davvero tradizionalista: cioè il preciso modo in cui un panettone andrebbe mangiato.
 
 
Anzitutto, aprire un panettone è un momento davvero speciale, quindi inutile comprare decine di quei panettoni industriali che già da ottobre riempiono gli scaffali dei supermercati. Molto meglio sceglierne uno solo, ma che sia degno del momento!
Si sa poi che con i prodotti di Natale, le Botteghe del commercio equo diventano davvero una festa. Le occasioni per regalare un Natale davvero buono a voi stessi e agli altri sono tantissime, e i progetti che vi sono dietro sono davvero di grande valore. Non fanno eccezione i panettoni, tutti con gli ingredienti del commercio equo: provateli e vi accorgerete della differenza.
 
Oggi vorrei parlarvi proprio di uno dei panettoni che ci sono in questo momento nelle nostre Botteghe, che nasce da un progetto bellissimo: si tratta del panettone di Dolci Sogni Liberi, laboratorio di pasticceria del carcere di Bergamo. Questo laboratorio è un vero e proprio progetto sociale, pensato per il reinserimento lavorativo dei detenuti, che in questo modo imparano anche l'arte della panificazione. Per loro, questa potrebbe essere un'opportunità molto preziosa per ricostruire per sè una vita buona, una volta liberi.
Il laboratorio è gestito dalla Cooperativa Sociale Calimero, che si occupa proprio di reinserimenti lavorativi, in collaborazione con Asl Bergamo, Associazione Carcere e Territorio ed Equomercato, che fornisce gli ingredienti del commercio equo e solidale che rendono queste preparazioni così buone.panettone-3
 
Da quest'anno, il laboratorio di pasticceria, che già da anni realizza prodotti da forno dolci e salati di varie tipologie (buonissimi i loro frollini, con uova e burro freschi, che trovate tutto l'anno nelle nostre Botteghe), ha deciso di lanciarsi in questo nuovo, entusiasmante progetto: i panettoni! Chi ne sa qualcosa di panificazione, sa bene quanto realizzare un panettone sia un passo importante: una preparazione per niente facile, che richiede grande abilità.
Dopo una lunga scelta (perchè di panettoni se ne comprano sempre pochi ma buoni), l'ho provato anch'io. E vi posso assicurare che ne vale realmente la pena: un vero successo, che testimonia la grande abilità dei protagonisti del laboratorio, risultato della dedizione e alla professionalità di chi da anni si dedica con passione a questo progetto.
Allora venite a provarli nelle nostre Botteghe, per un Natale Buono Dentro.
Il cous cous dalle donne dei territori occupati

Il cous cous dalle donne dei territori occupati

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Quando ero piccola, ricordo che i miei genitori facevano una grande fatica per convincere me e mia sorella a mangiare il minestrone. Non c’era nulla da fare: ogni volta, quando arrivava la serata del minestrone, la casa si riempiva inevitabilmente di pianti. Fino a che… è arrivato nelle nostre vite il cous cous! E quell’alimento ci piaceva così tanto che, unendone un paio di cucchiai al minestrone con un filo di olio a crudo, di colpo quello era diventato per noi un piatto buonissimo. Da allora abbiamo scoperto moltissimi altri usi possibili per questo prodotto, che è ormai anche il mio miglior alleato-da-schiscetta nelle lunghe giornate da pendolare: le insalate fredde che si possono ottenere con esso, aggiungendo con fantasia vari ingredienti, sono perfette da consumare ovunque, in università come sul treno. Il cous cous di cui vorrei parlarvi oggi è quello integrale di Altromercato, proveniente dalla Palestina, luogo in cui il cous cous ha un nome tutto speciale, maftoul, termine che indica il movimento rotatoio delle mani con cui esso si ottiene a partire dalla semola di grano duro.

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